domenica 27 dicembre 2020

 

5G, Riscaldamento Climatico, Alta Velocità. 

Come Politica E Media Influenzano La Scienza  https://www.amazon.com/dp/B08QDK3DN8?ref_=pe_3052080_397514860

Tumori da 5G, CO2 killer dell'umanità, efficienza delle ferrovie ad alta velocità; verità contrastate da opinioni scientifiche, ma messe a tacere dalla necessità di una certa "uniformità di pensiero". I campi della comunicazione politica, e degli effetti mediatici e sociali, sono ampi, profondi, metodologicamente sofisticati e centrali per le scienze e le tecnologie. Essi coprono la persuasione, la definizione dell'agenda politica, la formazione degli atteggiamenti del pubblico verso il privato, la diffusione dell’opinione pubblica, il controllo delle informazioni. Ma è possibile pensare la scienza senza il suo coinvolgimento politico? Cosa sarebbe la scienza, o meglio la ricerca scientifica, senza il supporto politico?  Emerge Il dilemma se sia inevitabile che l'influenza dei politici possa crescere e disturbare la scienza;  il coinvolgimento politico è inevitabile? la Scienza sarà sempre più complessa e sempre più complesse saranno le nostre regole sociali in cui sarà coinvolta. Ma bisogna evitare che la politica “disturbi” la scienza, per mere ragioni di partito. La nostra Cultura si deve evolvere di conseguenza, rivedendo i suoi rapporti con i temi scientifici: essi saranno sempre più complessi, e sarà sempre più necessario ascoltare tutti i pareri elaborati in maniera scientificamente rigorosa.5G, Riscaldamento Climatico e Alta Velocità, sono esempi di come alcune spiegazioni tecnico scientifiche in contrasto con l’opinione politica e pubblica generatasi, non tengano conto di importanti lavori scientifici; pur  se presentati col massimo rigore.

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domenica 29 novembre 2020

IL MIO LIBRO “ANTROPOLOGIA DIGITALE “ - Disponibile anche in versione Kindle

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Siamo più connessi che mai online, ma questa è vera connessione umana? in che modo i dispositivi tecnologici influenzano le nostre relazioni? E per le aziende: una iper connessione basta a fornIre una migliore efficienza? Qual è la differenza tra 'umano' e 'digitale', 'reale' e 'virtuale'?Nel cercare di capire come queste tecnologie influenzino individui e imprese, dobbiamo prima capire la differenza tra queste categorie, soprattutto perché questa differenziazione appare sempre più specialistica, e diventa quindi sempre più difficile porre le domande giuste per chi non abbia una profonda cultura tecnologica.Ma attenzione: le risposte non possono essere date solo dai tecnologi: le domande coinvolgono tutto il nostro essere e vivere; come l’informazione, l’arte, la cultura, la filosofia, la religione, l’intrattenimento, l’economia, la finanza. E molto altro. E’ importante che chiunque ne sia cosciente. Questo libro aiuta a porre queste domande; e propone alcune risposte.


venerdì 24 luglio 2020

RIPENSARE IL RAPPORTO TRA CULTURA E TECNOLOGIA


L’epoca in cui viviamo, di gratificazione istantanea e fascino per la tecnologia all'avanguardia ha portato molti artisti, psicologi, educatori, pensatori (ma anche tecnologi) a chiedersi se non staremmo meglio con un pochino meno di tecnologia.
Pensiamo veramente di essere intellettualmente più ricchi quando mediamo la nostra comprensione del mondo attraverso i motori di ricerca e il web? Cosa succede all'arte, alla cultura, e all'identità, quando la tecnologia si diffonde? 
E dove andremo dopo?
La verità è che lo stato attuale della tecnologia è sia insoddisfacente che soddisfacente. In molti modi ci deruba della nostra umanità, e in molti altri la valorizza. 
IL DIGITALE APPIATTISCE E NON DIVERSIFICA?
Il sentimento generale verso il web e la pletora di dispositivi che ci circondano è di credere che essi abbiano consentito e democratizzato l'espressione umana e l'accesso alle informazioni. 
Però, se un governo facesse oggi quello che fanno, ad esempio, Google e Facebook, apparirebbe autoritario: ma quando ad essere colpevoli sono i tecnologi, tutto si sfuma. E (esempio significativo) le culture difficili da digitalizzare sono ridotte alla loro somiglianza digitale più vicina. Gli utenti della tecnologia, soprattutto occidentali, non si accorgono quasi del monolito che ha mascherato la natura di alcune delle culture umane più elaborate. Siamo troppo distratti dai piaceri del mondo digitale per renderci conto di ciò che ci manca. Noi occidentali, ad esempio, non sappiamo, o non ricordiamo, quanti meravigliosi script tradizionali – come il nastaliq (1) e la miriade di stili calligrafici orientali – si son dovuti arrendere alla grossolanità e alla monotonia della rigida scrittura digitale, solo perché erano difficili da codificare. 
E questo è solo uno dei molti esempi che mostrano come, se guardato da una prospettiva culturalmente informata, l'attuale mondo digitale standardizzi la voce umana molto più di quanto la diversifichi.
ESPRESSIONE ARTISTICA
Certa arte si è evoluta in modo strano.
Alcuni anni fa Ian Brown (un…interessante giornalista (4)  ) pubblicò un pezzo (2) stimolante in The Globe and Mail, sostenendo che l'accesso democratico alla fotografia ha anche generato "un'incredibile ondata di mediocrità". Proporzionale all'aumento della capacità di memorizzazione e con una diminuzione di sostanza e qualità.
Da un punto di vista tradizionale, lo scopo dell'arte è anche quello di capire l'artista. Le opere d'arte servono infatti anche a far comprendere ai suoi spettatori l'anima e la personalità dell'artista, il suo io più intimo. Ciò richiede sincerità, presenza, meticolosità e pratica paziente.
Ma con la rivoluzione di massa dell’inquadra e scatta", hobbisti e selfie-isti permanenti hanno abbandonato le filosofie riflessive della fotografia per un consumismo nevrotico. E’ vero che sono emerse nuove forme di comunicazione visiva; ma forse abbiamo perso l’arte.
Io posseggo varie reflex, molte a pellicola, ed alcune digitali. E anche vari obbiettivi. Ma quando oggi vado in giro, scatto le foto con lo smartphone. Quando andavo in giro con la reflex cercavo l’inquadratura e la giusta esposizione; e su un rullino da 36 ero felice se ottenevo UNA foto di qualità artistica. Con una buona definizione.
Oggi con lo smartphone mi preoccupo che le persone sorridano; che il soggetto sia bene a fuoco e nitido non è importante; perché importante è il momento e il “guardate dove sono”: non è importante la foto in se stessa. E, dopo la “condivisione” la foto scompare nel mare dei Gbytes. La rivedremo mai? Forse solo per far vedere agli amici che faccia hanno i nostri nipotini.
Il risultato è che QUESTA fotografia è più simile a un miasma digitale, che all’arte.
INTELLIGENZA ESISTENZIALE
Secondo me un must da leggere quando si parla della filosofia e della tecnologia è " The Power of Patience "(3), scritto dalla professoressa di studi umanistici all'Università di Harvard Jennifer L. Roberts.
La Roberts scrive dell'imperativo umano di insegnare agli studenti il ​​valore della “decelerazione e dell'attenzione immersiva”. Uno dei compiti che assegna ai suoi studenti è di fissare un'opera d'arte per tre ore intere, in un museo, lontano dai posti che sono soliti frequentare e dalle distrazioni quotidiane.
Ella scrive: ”Si presume comunemente che la visione, il “vedere”, dia una sensazione immediata. Pensiamo che il “vedere” sia diretto, semplice e istantaneo; motivo per cui è diventato il senso principale per la fornitura di informazioni nel mondo tecnologico contemporaneo. Ma ciò che gli studenti imparano in modo viscerale con questa tecnica è che in ogni opera d'arte ci sono dettagli, ordini e relazioni che richiedono tempo per essere percepiti: Ciò che questo esercizio mostra agli studenti è che solo perché hai  guardato qualcosa non significa che l'hai  visto. Solo perché qualcosa è immediatamente disponibile alla visione non significa che sia immediatamente disponibile alla coscienza. Oppure, in termini leggermente più generali: l'accesso non è sinonimo di apprendimento. Ciò che trasforma l'accesso in apprendimento, è il tempo e la pazienza”.
La nostra idea comune di un pezzo di tecnologia che sia migliore di quella precedente è che sia più veloce. Invece, la decelerazione è essenziale per l'apprendimento e, nelle parole della Roberts, “i ritardi non sono ostacoli inerti che impediscono la produttività. I ritardi possono essere essi stessi produttivi".
Riflettiamo: la conversazione faccia a faccia si svolge lentamente. Insegna la pazienza. Quando comunichiamo coi nostri dispositivi digitali, invece, mentre aumentiamo il volume e la velocità delle connessioni online, iniziamo ad aspettarci risposte sempre più veloci. Per ottenere queste, ci facciamo l'un l'altro domande più semplici, che possano essere capite velocemente; dequalifichiamo le nostre comunicazioni anche sulle questioni più importanti.
Il nostro furioso attaccamento alla velocità ha notevolmente ridotto la nostra capacità di attenzione e la nostra tolleranza per le situazioni a bassa stimolazione. Non tolleriamo più ritardi silenziosi e, allo stesso modo, abbiamo perso l'arte di impegnarci in attività silenziose e prolungate che non comportino iperstimolazione. Distrazione, velocità e impulsività sembrano definire l'ultima versione di Umani 2.0.
IL PROGRESSO TECNICO E’ PROGRESSO UMANO?
Il paradigma prevalente sembra riguardare il progresso tecnico, non il progresso umano; e i due non sono necessariamente sinonimi.
Tutti i tipi di gadget interessanti vengono inventati e smanettati per soddisfare esigenze individuali. Ma l'assunto di base è errato: ci avviciniamo a presumere, erroneamente, che una visione del mondo tecnologicamente fluente possa spiegare tutte le distinte sfumature culturali e individuali e rappresentarle in modo accurato e significativo; forse persino sostituirle.
Affinché la tecnologia funga da utile supporto alle interazioni umane, all'espressione artistica e all'arricchimento culturale, dobbiamo forse tornare al tavolo da disegno: ripensare e progettare strumenti innovativi; ma secondo principi umanistici. Infatti, la mia impressione è che, invece di esigere che le nostre menti creative producano tecnologia incentrata sull'uomo, abbiamo accettato di diventare umani incentrati sulla tecnologia.
È giunto forse il momento per menti coraggiose e liberi pensatori di studiare, interrogare, sfidare e ridefinire rigorosamente i progressi in termini più umanistici e culturali. Il futuro della civiltà dipende da anche questo.



lunedì 1 giugno 2020

La fantascienza è il realismo del nostro tempo. di Achille De Tommaso 27-5-2020

Ciò che sembrava non plausibile è diventato pensabile e poi reale. La primavera del 2020 suggerisce quanto e quanto velocemente possiamo cambiare come civiltà.

***

Ci accorgiamo che è uno shock il rendersi conto che sopravvengano degli accadimenti inimmaginabili, che pensavamo non plausibili; e che neanche la fantascienza più sfrenata poteva immaginare. In fondo il Coronavirus ha tutti i connotati per essere fantascienza (e qualche romanzo su di esso è stato fatto): questo virus vuole fare un eccidio di massa generato da un agente che è alieno: inaspettato, sconosciuto e incontrollabile. Magari rilasciato da un laboratorio segreto, o da onde elettromagnetiche di telefonia mobile. Ha tutto il fascino di accadimenti standard della fantascienza, che potrebbero farci morire tutti, in massa, e non per colpa nostra.
Ovviamente di questi disastri ce ne potrebbero essere di più sofisticati dal punto di vista fantascientifico. Immaginate, per esempio, un'ondata di calore, o di gelo, abbastanza calda, o fredda, da uccidere chiunque non si trovi in ​​uno spazio climatizzato; e poi immaginate che si verifichino interruzioni di corrente durante tali ondate. Troppo irreale e non plausibile? Vi siete dimenticati degli assalti ai supermercati per la paura di morire di fame? Prima del Covid si parlava di siccità e carenze idriche; è molto probabile che ve ne saranno sempre di più, e che porteranno a carenza di cibo e ad interruzioni di elettricità; e poi tempeste devastanti, inondazioni, terremoti, cavallette. Accenno solo di sfuggita a meteoriti; ma un paio ci hanno appena sfiorato. Alcuni shock saranno locali, altri regionali, ma molti saranno globali; perché, come dimostra questa crisi, siamo interconnessi non solo come biosfera; ma anche come civiltà. E, non vi accorgete che queste ultime cose, oggi, quindi, non sono fantasia; ma che potevano essere fantascienza trent’anni fa?
Allegri! Quando altri shock, reali, colpiranno la civiltà globale, ricorderemo come ci siamo comportati questa volta e come le nostre azioni abbiano, o meno, funzionato. Non è che il coronavirus sia una prova generale, purtroppo, è troppo mortale per essere solo una prova generale; ma è la prima di molte calamità che probabilmente si svilupperanno durante questo secolo. Quando verranno, avremo più familiarità (forse) su come gestirle.

La fantascienza è diventata all’improvviso il realismo del nostro tempo. E’ il senso che ora siamo tutti bloccati in un romanzo di fantascienza, che stiamo scrivendo insieme.
Gli scrittori di fantascienza non sanno nulla di più sul futuro di chiunque altro. La storia umana è troppo imprevedibile: da questo momento, potremmo entrare in un evento di estinzione di massa oppure in un'era di prosperità generale; chi può saperlo? Tuttavia, se sei abituato a leggere fantascienza, potresti essere un po' meno sorpreso.  Spesso, la fantascienza traccia le conseguenze di un singolo cambiamento; i lettori giudicano la plausibilità e l'ingegnosità degli scrittori, interrogando le loro teorie; anche quelle pseudo-scientifiche. Fare questo ripetutamente può forse essere una specie di allenamento.  
Siamo diventati tutti “globali”?
Ma, quando gli scrittori di fantascienza scrivevano di civiltà globale futura, veramente pensate che sapessero ben immaginare il futuro? Ho sentito qualcuno pontificare che ci siamo adattati, per merito del Covid, a comportarci come si fa in una civiltà globale. Infatti stiamo provando, tutti, in tutti gli Stati, ad “appiattire la curva”, per evitare la morte di massa. Sappiamo che viviamo in un momento di importanza storica; e ci rendiamo conto che ciò che facciamo ora, bene o male, verrà ricordato in seguito, a livello globale; e quindi pensiamo di essere, felicemente, “globali”.
Ma c’entra il “globale” o il “sociale”?
In realtà, secondo me, siamo individui, ma esistiamo in un corpo sociale fatto a “matrioska”; tanti corpi sociali, uno dentro l’altro. La società è fondamentale; non possiamo vivere senza di essa. Anche come individuo, sei un bioma, un ecosistema, molto simile a una foresta o una palude o una barriera corallina. Siamo però società fatte di società; non ci sono altro che società. Questa è una notizia che richiede una visione del mondo completamente nuova; che travalica la globalità. Cosa ci manca infatti di più in questa quarantena? Ci manca l’abbraccio con i cari, la stretta di mano, la cena e gli aperitivi con gli amici, la messa in chiesa, le feste di matrimonio; e magari i funerali. Mica ci manca il viaggio in Tailandia per assaggiare la cucina locale!
All’improvviso ci rendiamo conto che andare a vivere in una stupenda isola tropicale, da soli, non fa per noi. Prendere un aperitivo da soli è peggio della morte e non plausibile; neanche lo scrittore fantascientifico più scemo poteva immaginarlo. E noi ci siamo dentro.
Ci fidiamo o no della scienza, che ha tracciato la guida al nostro futuro?
Scienziati e fantascienziati parlano diffusamente di Antropocene: l’era della Grande Accelerazione, l'era dei cambiamenti climatici, dell’intelligenza artificiale, della robotica che sostituirà gli umani, dell’IoT, del 4.0, del 5G, del 6G. E comunque, dobbiamo davvero continuare a fidarci di chi appare parlare di cose scientifiche in maniera autorevole? Forse dovremmo maledirli.
Eh sì; perché ci sono 7,8 miliardi di persone vive su questo pianeta: un risultato sociale e tecnologico stupendo; ma sappiamo benissimo che è instabile; perché contro natura. È stato infatti reso possibile dalla scienza, che ci ha già salvato e ci ha prolungato la vita. Ora, tuttavia, quando si verifica un disastro, ci destiamo alla realtà che l'intero sistema appaia essere un'improvvisazione tecnica, che la stessa scienza cerca in tutti i modi di evitare che crolli. E tutti lì a sperare che il castello di carta non crolli.
E gli scienziati appaiono messi lì per improvvisare: arriva questa malattia che può uccidere chiunque sul pianeta; è invisibile; si diffonde a causa del modo in cui ci muoviamo e ci riuniamo. Immediatamente, cambiamo: guardiamo le statistiche, seguendo le raccomandazioni, discutendo dottamente di R0 e RT, e ascoltando gli scienziati. Crediamo nella scienza? Stiamo forse imparando a fidarci della scienza? No! E’ buffo vedere come oggi gli scienziati siano giornalmente in disaccordo tra di loro, e mai come oggi noi siamo costretti a fidarci. Non ditemi che una fantascienza seria avrebbe mai potuto immaginare plausibili queste situazioni.
“Memento mori”: ok, lo so! Ma non ora!
E poi: i fantascienziati ci hanno abituati a disastri che estinguono gli umani in un sol botto; non con un panico permanente. “Ricorda che devi morire”: le persone anziane sono più brave a tenerlo presente rispetto ai giovani. Tuttavia, siamo tutti inclini a dimenticare la morte. Non sembra mai del tutto reale fino alla fine, e anche allora è difficile da credere. La realtà della morte è una cosa che conosciamo ma che non sentiamo. Quindi questa epidemia porta con sé un senso di panico continuo: sappiamo tutti, benissimo, che moriremo prima o poi; ma che possa essere questo mese, o addirittura, ora, è diverso! Avere, poi, questa sensazione nella vita quotidiana ordinaria, protrarsi per settimane; è troppo! E' come una sensazione di peste a piede libero.
Soldi o vite? Una brutta storia di fantascienza.
In questo momento stiamo ascoltando due dichiarazioni. Una, dai governi: Apriamo le città anche con dei rischi; dobbiamo infatti lavorare per stare attenti al denaro, anche se costa vite. L'altra, dai centri per il controllo delle malattie e organizzazioni simili: dobbiamo salvare delle vite anche se costa denaro. Cos’è più importante, il denaro o le vite? E la gente, inaspettatamente, è incerta; anche se, in questo momento, perseguire il profitto come obiettivo finale di tutte le nostre attività, potrebbe portare a un evento di estinzione di massa. E quale fantascienziato scemo avrebbe mai fatto preferire agli umani i soldi invece che la vita? I briganti non minacciavano forse “o la borsa, o la vita”, sapendo già la risposta?
L'umanità oggi potrebbe sopravvivere, ma traumatizzata, interrotta, arrabbiata, vergognosa, triste; trovandosi diversa. Una storia di fantascienza troppo dolorosa da scrivere, forse perché troppo ovvia. E non vogliamo scriverla. La struttura neoliberista del sentimento vacilla. Cosa potrebbe includere il fantascienziato per dare una risposta post-capitalista a questa crisi? Forse aiuti di stato a pioggia, oppure una cassa integrazione erogata in maniera istantanea; oppure i 500 miliardi dall’Europa; magari l’aiuto di disoccupazione per tutti senza formulari complessi; assunzioni governative per la fabbricazione delle attrezzature sanitarie necessarie; la rapida costruzione di ospedali e di carceri.
Potrebbe includere queste cose, ma potrebbe non farlo. Sicuramente potrebbe includere un'enorme pressione economica, accompagnata da una ancora più forte pressione psicologica, sociale, politica. E poi una rinascita. Un “day after” che ci farà dimenticare tutto; felici, mentre scorrono i titoli di coda e tutti vanno via soddisfatti del lieto fine.
Eppure qualcosa ci dice che le pressioni saranno troppo forti per farci dimenticare questa primavera e tornare ai vecchi modi di vivere la vita. E comunque dimenticare qualcosa di così grande non funzionerà. La ricorderemo anche se fingeremo di non farlo. La storia sta accadendo ora; e rimarrà scritta.
Il panettiere eroe
Vi spiego il bicchiere mezzo pieno del fantascienziato di oggi: i “Valori”: Cibo, Acqua, Ricovero, Abbigliamento, Educazione, Assistenza Sanitaria, Scuola, Carceri; forse d’ora in poi apprezzeremo di più queste cose, insieme alle persone il cui lavoro le crea e le gestisce. Sarà forse difficile rendere questi valori durevoli. Valorizzare le cose giuste e voler continuare a valorizzarle, forse farà parte della nostra nuova struttura di sentimenti. È come suonare una campana per ricominciare una partita. Tutti in piedi per il secondo tempo; anche se non riusciamo a vedere il campo.
Ma c’è qualcosa che nessun fantascienziato serio poteva prevedere. Alcune persone non possono rimanere isolate, e fanno ancora il loro lavoro; perché devono farlo. Se il loro lavoro era ed è importante, devono esporsi quotidianamente alla malattia. Ci siamo accorti che chi lavora in un negozio di alimentari è stato ed è uno dei lavoratori in prima linea che mantengono in funzione la civiltà. Sono eroi. Ovviamente lo sono anche medici e infermieri; ma chi avrebbe mai detto che oggi avremmo considerato eroe il panettiere all’angolo? Neanche il fantascienziato più scemo.

PUBBLICATO ORIGINALMENTE SU
"NEL FUTURO"  
www.nelfuturo.com

Danni biologici da 5G e "Principio di Precauzione" - di Achille De Tommaso 20-05-2020

Quando emerse la crescente evidenza di un legame tra fumo e cancro ai polmoni, l'industria delle sigarette, incapace di confutare queste prove, creò strategicamente "dubbi" ... e per molti anni, la produzione di questi dubbi andò di pari passo con la fabbricazione delle sigarette.

Un dottorato rappresenta uno standard accademico ma non necessariamente uno standard di integrità. Ci saranno sempre scienziati che sono pronti a vendere le loro anime scientifiche se i premi finanziari sono abbastanza alti, o se hanno un disperato bisogno di un lavoro. Questi sono gli scienziati che, come mercenari scientifici, sono spesso impiegati per svolgere ricerche fuorvianti che devono solo essere abbastanza convincenti da sospendere i fatti, creare dubbi e guadagnare tempo.
(tratto dagli appelli che vari firmatari continuano ad inviare ad ONU ed UE dal 2015; invocando il Principio di Precauzione. Al 2019 i firmatari erano 245; un terzo di essi sono docenti).
***
Pensate che queste affermazioni siano inqualificabilmente dure? Ebbene, sappiate che nel marzo 2020 (sì, due mesi fa) la Commissione SCENIHR, incaricata di produrre le linee guida per proteggere da danni biologici provenienti da radiazioni elettromagnetiche, e che sosteneva i limiti emessi nel 1999, confermandoli nel 2015, è stata destituita dall’EPRS (European Parliamentary Research Service). Ciò in quanto i suoi membri, che avevano ricevuto finanziamenti ed altre prebende da operatori di telecomunicazioni, erano giudicati in conflitto di interessi e non degni di starci. Con un documento esplosivo, (ma mai pervenuto ai media) che allego al n. (12), lo EPRS comunicava che la commissione destituita aveva sostenuto che non c’è evidenza che le onde elettromagnetiche possano influenzare le funzioni cognitive degli umani, o possa contribuire ad un aumento di casi di cancro tra adulti e bambini. La nuova commissione incaricata, denominata SCHEER, definiva invece elevati i rischi biologici; in particolare del 5G, in quanto c’è evidenza che non si siano fatte indagini appropriate sull’esposizione a questa tecnologia.
In effetti, come vedremo in seguito, i rischi da 5G provengono da un certo numero di fattori. Le linee guida attuali, che vengono oggi considerate obsolete, considerano come nocive le radiazioni ionizzanti, mentre mettono poco in guardia da quelle elettromagnetiche che non sono ionizzanti. E specificano che non sono dannose “perché non scaldano i tessuti umani”. Nella realtà, i potenziali danni da 5G si è appurato che provengano, oltre che dalla elevata frequenza di trasmissione, anche dalla continua esposizione della popolazione, e dal fatto che si usino antenne che emettono onde in modalità pulsata. La maggiore attenzione ai danni è posta nelle onde millimetriche; però è risaputo che questa tipologia di antenne verrà usata anche a frequenze più basse. E comunque, la copertura da 5G è prevista sia completa sul territorio e h24, e quindi la popolazione sarà permanentemente esposta. Per quanto riguarda le onde millimetriche, esse, nel 5G, rappresentano la sponda più avanzata, in quanto, permettendo una bassa latenza, (0,5 ms o meno), permetteranno applicazioni avanzate sia commerciali che industriali: sarà difficile proteggersi.
Le opinioni degli “esperti” utilizzate finora avevano quindi una lacuna importante, che conduceva ad un’altra: la lacuna fondamentale è che i pareri venivano espressi per lo più da “scienziati” di tipo tecnologico (ingegneri, fisici) coinvolgendo poco o niente quelli a carattere “biologico” (medici, oncologi, biologi, biofisici). La lacuna indotta era che questi “esperti”, da una parte, affermavano che non ci fossero ricerche sufficienti a mettere in allarme; dall’altra consideravano ricerche biofisiche con superficialità (ad es. quelle dello IARC) e non intendevano applicare il “Principio di Precauzione”. Questi studi e ricerche invece esistono, e fin dal 1977; solo che sono di carattere biofisico.
Su questo tema la mia posizione l’ho espressa anche altre volte, ed è che non ci sono elementi sufficienti per confutarla. Pertanto, poiché non stiamo discutendo di buchi neri o di onde gravitazionali, ma di salute umana, non si scherza con i “pasticci di cellule” (come direbbe Federico) in quanto “un bisbiglio potrebbe purtroppo far crollare un palazzo” (come direbbe Antonio); e deve vigere, a mio parere, il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE; il quale dice che deve essere interrotto l’utilizzo, anche sperimentale, di qualunque infrastruttura, finché non vi siano CERTEZZE che neghino il danno biologico. Anche perché, se mi devo curare da un tumore, vado da un oncologo e non da un ingegnere.
UN PO’ DI STORIA: Nel 1999 l’OMS (sì proprio quell’organizzazione che diceva di fare i tamponi Covid solo ai sintomatici) asseriva (1) che i campi elettromagnetici a bassa intensità hanno effetti sanitari trascurabili, e che (2) non ci possono essere effetti sulla salute da parte di radiazioni non-ionizzanti (come le radiofrequenze). Poi ci ripensava un pochino e dichiarava che, secondo uno studio, (3) campi a frequenza estremamente bassa sono “forse” cancerogeni per l’uomo, ma che questi effetti potevano essere benissimo trascurati. Strafregrandosene del succitato “Principio di Precauzione”. Diceva anche che (4) campi ad alta frequenza, ma bassa intensità come quelli dei cellulari non provocano danni. Anche se ammette che alcuni ricercatori hanno riscontrato danni neurologici. E sapete perché secondo l’OMS non provocano danni? Perché non fanno aumentare la temperatura dei tessuti umani (Antonio: capito cosa intendevo col discorso della temperatura?). Asseriva anche che si stanno facendo ricerche per vedere se l’esposizione prolungata a “campi che non fanno aumentare la temperatura” possano causare danni. E, bontà sua, ammetteva che sono necessari studi rigorosi. Studi che sono stati poi fatti e che hanno smentito queste assunzioni di OMS.
Gli amici saranno comunque contenti: l’OMS, nel 1999, era in accordo con loro: Ma lo era anche ARPA VENETO, che, in un documento del 2010 asseriva categoricamente (5): “il riscaldamento dei tessuti è il principale meccanismo d’interazione tra energia a radiofrequenza e corpo umano”.
LA SVOLTANel 2011, però, il Consiglio Europeo con la Risoluzione 1815 (6) dichiara che “alcune onde non-ionizzanti appare possano causare danni biologici, anche quando l’esposizione è al di sotto dei valori di soglia raccomandati”. Dice poi che per quanto riguarda i possibili danni biologici, debbono essere valutati anche gli “effetti non termici” e che comunque deve sempre valere il Principio di Precauzione; al cui proposito lamenta che, nonostante il ripetuto richiamo dell’Assemblea alla sua applicazione, gli Stati hanno fatto orecchi da mercante. Aggiunge poi un’affermazione che sottolineo: “…ed è importante che, avendo i rischi da onde elettromagnetiche, una similare connotazione con quelli d prodotti medicinali, pesticidi, organismi geneticamente modificati, è cruciale che gli esperti scientifici di merito abbiano queste competenze al fine di fornire opinioni bilanciate. En passant, afferma anche che è importante l’indipendenza di chi emette linee guida al proposito.
E veniamo ai giorni nostri. Nel 2019, in una interrogazione al parlamento UE, (7) con oggetto “5G, lotta contro il cancro e gli effetti cancerogeni dei campi elettromagnetici” si denuncia la non indipendenza e trasparenza del comitato UE “SCENIHR”, incaricato di indagare sui pericoli da radiazioni elettromagnetiche, e che li avevano individuati solo se fossero state presenti “attività termiche” delle radiazioni.
E VENIAMO ALLA BOMBANel 2020 lo European Parliamentary Research Service emana un rapporto che afferma: “ Con il 5G, per motivi tecnici, vi sarà una esposizione costante della popolazione alle onde millimetriche. Il 5G utilizzerà anche “antenne attive” di tipo “MIMO” (multiple input multiple output): secondo uno studio del 2019 si fa presente che non è possibile misurare con accuratezza le emissioni di queste antenne (8). Il progetto Geronimo (9), terminato nel 2018, non ha studiato il 5G: i limiti alle esposizioni si sono indirizzati a prevenire solo il riscaldamento dei tessuti (10). Il principio di cautela è spesso fallito (11). VIENE DESTITUITA LA COMMISSIONE CHE AFFERMAVA CHE LE ONDE DA CELLULARI NON CAUSANO DANNI BIOLOGICI, IN QUANTO CON EVIDENTI CONFLITTI DI INTERESSE, LA NUOVA COMMISSIONE (SCHEER), APPENA INSEDIATA, CONSIDERA, INVECE, ALTI I RISCHI DI DANNI BIOLOGICI DA 5G.
L'APPELLO (13): Tra il 2015 e il 2019, 245 scienziati scrivono vari appelli a ONU e ad UE per denunciare danni da 5G e raccomandare una moratoria finché tutti i danni non siano stati investigati e non siano stati studiati nuovi limiti di emissioni. La maggior parte sono medici, biofisici, chimici; ma ci sono anche alcuni “tecnologi”. Tali limiti devono essere basati sui possibili danni biologici, piuttosto che su valori di assorbimento. Le radiazioni 5G sono in genere considerate non nocive perché non ionizzanti. Ma il problema del 5g non risiede nella frequenza, bensì nella tipologia di emissione ad impulsi. In parole povere: per valutare i danni biologici non valgono parametri fisici di assorbimento, ma quelli sperimentali di danni biologici.
E GLI STUDI ESISTONO!
Nel 2016 la rivista Elsevier (che pubblica articoli peer revieved), citava un articolo a titolo (16) “PLANETARY ELECTROMAGNETIC POLLUTION: IT IS TIME TO ASSESS ITS IMPACT” che asseriva che le linee guida circa l’esposizione alle onde elettromagnetiche sono vecchie: datano dagli anni ’90.
Nel 2018, poi, sempre Elsevier faceva una review circa gli studi effettuati sul tema e riportati in articoli “peer reviewed”, e affermava (15) “mentre fisici ed ingegneri si limitano a dare assicurazioni circa il fatto che le onde elettromagnetiche non procurino riscaldamento dei tessuti umani; scienziati di cultura medica indicano che ci sono altri meccanismi cellulari da indirizzare. Nel caso delle onde millimetriche esistono già studi che provano effetti sul sistema immunitario, sulla pelle, sugli occhi e sulla resistenza agli antibiotici”.
E poi ce n’è uno addirittura (17) del 1987, che afferma come microonde emesse in modo pulsato possano danneggiare le cellule (in questo caso procurando cataratte) 4,7 volte di più di quanto facciano le onde continue.
E ADESSO UNA CHICCA: GLI AMERICANI SI AFFIDANO A STUDI RUSSI
Nel Gennaio 2020 la rivista americana Electromagnetic Radiation Safety (19) scriveva: l'esposizione massima consentita dalla FCC (Federal Communications Commission) è di 1,0 mW / cm2, mediata su 30 minuti per frequenze che vanno da 1,5 GHz a 100 GHz. Questa linea guida è stata adottata dal 1996 per proteggere l'uomo dall'esposizione ai livelli termici di radiazione a radiofrequenza. Tuttavia, abbiamo oggi capito che le linee guida non sono state progettate per proteggerci da rischi non termici, che possono verificarsi in caso di esposizione prolungata o a lungo termine alle radiazioni a radiofrequenza a frequenze più basse. Con l'implementazione dell'infrastruttura wireless di quinta generazione (5G), gran parte della nazione sarà esposta per la prima volta a onde su base continua. A causa delle linee guida FCC, queste esposizioni saranno probabilmente di bassa intensità. Pertanto, le conseguenze sulla salute dell'esposizione al 5G saranno limitate agli effetti non termici prodotti dall'esposizione prolungata agli MMW (onde millimetriche) in combinazione con l'esposizione alle radiazioni a radiofrequenza a bassa e media frequenza. Sfortunatamente, negli USA, pochi studi hanno esaminato l'esposizione prolungata a bassa intensità delle frequenze 5G, e nessuna ricerca di cui siamo a conoscenza si è concentrata sull'esposizione combinata con altre radiazioni a radiofrequenza.
Gli scienziati russi hanno però condotto per anni gran parte delle prime ricerche sugli effetti biologici dell'esposizione alle radiazioni a bassa intensità. La CIA ha raccolto e tradotto la ricerca pubblicata, ma l'ha declassificata solo decenni dopo. Nel 1977, N.P. Zalyubovskaya pubblicava infatti uno studio, "Effetti biologici delle onde millimetriche", in una rivista in lingua russa, "Vracheboyne Delo". La CIA ha declassificato questo documento nel 2012.
Lo studio ha esaminato gli effetti dell'esposizione dei topi alla radiazione millimetrica (37-60 GHz; 1 milliwatt per centimetro quadrato) per 15 minuti al giorno per 60 giorni. I risultati sugli animali sono compatibili con un campione di persone che lavorano vicine ma generatori di onde millimetriche. I risultati rivelano potenziali danni biologici nell’esposizione prolungata.
CONCLUSIONI E PRECURSORI DI BRILLOUIN
Le conclusioni che tirerei sono che i miei tre amici, che hanno commentato il mio articolo “5G e Coronavirus” hanno ragione; ma le loro informazioni si fermano al 1999. Dovrebbero aggiornarsi: da allora molti studi sono stati fatti, e tutti confermano potenziali danni biologici dovuti ad onde elettromagnetiche; danni anche indipendenti dalla frequenza e dalla intensità delle stesse. Ma in particolare dovuti a lunghezza di esposizione e pulsazione delle onde. Sono anche provate interazioni cellulari, anche a livello di DNA, anche a frequenze basse e basse intensità.
Una attenzione particolare vorrei mettere sull’aspetto dell’ INDIPENDENZA E COMPETENZA DEGLI SCIENZIATI. Per quanto riguarda l’indipendenza è significativo che la UE abbia denunciato i conflitti di interesse di comitati preposti a tracciare le linee guida sui limiti delle radiazioni. Al punto di esautorare il comitato che ne aveva minimizzato i danni biologici. Per quanto riguarda la competenza, la stessa UE ha sollecitato commissioni che, oltre ad avere ingegneri e fisici tra di loro, abbiano anche medici, oncologi, biologi e biofisici.
Complottismo? Ma di che? Gli esperti di telecomunicazioni che scrivono raccomandazioni, fisici ed ingegneri, lavorano tutti per industrie e operatori di telecomunicazioni; ed è plausibile il loro conflitto di interesse nel dare giudizi in merito a danni biologici; in quanto tutti pesantemente coinvolti nello sviluppo del 5G. Gli esperti di danni biologici da radiazioni, di educazione medica, invece, lavorano per lo più per ospedali, centri di ricerca e istituzioni analoghe, che poco hanno a che fare col 5G; e quindi sicuramente più obbiettivi. Certamente entrambi i pareri debbono essere sentiti.
E poi, diciamocela tutta: non credete che prima di pensare al 5G, gli operatori italiani debbano completare una copertura decente del 4G? Da anni siamo in Europa il fanalino di coda nella banda larga; e lo “smart work” e la “scuola a distanza” imposti dal Covid-19 hanno esacerbato, tra l’altro, le differenze Nord/Sud Italia.
I governi? Pensate che un governo abbia interesse a rallentare lo sviluppo del 5G e le sue sperimentazioni? Assolutamente no! E non solo per motivi politici. Se guardate in fig. 2, il governo italiano ha incassato 6,5 miliardi di euro per le frequenze: se ne cancellasse o ritardasse lo sviluppo, sarebbe esposto al rimborso di danni o restituzione di quanto incassato.
Quindi che si fa? Probabilmente, qualsiasi cosa si faccia per allertare la popolazione si scontrerà contro muri. Muri che non sono di gomma, ma particolarmente duri per tutti coloro che vorranno mettere in guardia dal “Verbo 5G”; e sicuramente duri per quelli che vogliano conservare il proprio posto di lavoro nelle telecomunicazioni: gli interessi economici e politici sono enormi; difficile combatterli. A questi interessi si somma, poi, in qualche caso, l’ignoranza dei fatti.
PS: Federico, ti ringrazio del link all’articolo del 2019 circa il 5G. L’articolo dimostra, da parte dello scrittore, la stessa non consapevolezza che aveva la destituita commissione SCENIHR. Scrive infatti: “Currently the only proven biological effect of exposure to EMF, even at 5G frequencies, is slight tissue heating.”.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
1. CAMPI MAGNETICI A BASSA INTENSITA’ HANNO EFFETTI BIOLOGICI TRASCURABILI
2. NON CI SONO EFFETTI SULLA SALUTE DA PARTE DI RADIAZIONI NON IONIZZANTI
3. CAMPI A ESTREMAMENTE BASSA FREQUENZA SONO “FORSE” CANCEROGENI PER L’UOMO
4. CAMPI AD ALTA FREQUENZA, MA BASSA INTENSITA’, COME QUELLI DEI CELLULARI, NON PROVOCANO DANNI BIOLOGICI; ANCHE SE SI RISCONTRANO (SIC!) DANNI NEUROLOGICI. MA, POICHE’ QUESTI CAMPI NON PROVOCANO AUMENTI DI TEMPERATURA NEI TESSUTI, SI CONSIDERANO QUESTI EFFETTI TRASCURABILI.
5. ARPA VENETO: IL RISCALDAMENTO DEI TESSUTI E’ IL PRINCIPALE FENOMENO DI INTERAZIONE TRA ONDE ELETTROMAGNJETICHE E CORPO UMANO. SE I TESSUTI NON SI SCALDANO, NON C’E’ PERICOLO!
6. (2011) - ASSEMBLEA UE. ALCUNE ONDE NON-IONIZZANTI APPARE POSSANO CAUSARE DANNI BIOLOGICI ANCHE QUANDO L’ESPOSIZIONE E’ INFERIORE AI VALORI RACCOMANDATI. E’ CRUCIALE LA TRASPARENZE E INDIPENDENZA DI COLORO I QUALI EMETTONO DIRETTIVE SANITARIE.
7. INTERROGAZIONE A EUROPARLAMENTO:
L'OPINIONE DELLA COMMISSIONE INTERNAZIONALE SULLA PROTEZIONE DALLE RADIAZIONI NON IONIZZANTI (ICNIRP) SECONDO CUI L'UNICO RISCHIO DI DANNO ASSOCIATO AI CAMPI ELETTROMAGNETICI (EMF) DERIVA DAGLI EFFETTI TERMICI, SI È RIVELATA SBAGLIATA. SI HANNO DUBBI SULL’INDIPENDENZA E TRASPARENZA DEI MEMBRI DELLO SCENIHR.
8. NON E’ STATO FINORA POSSIBILE MISURARE CON ACCURATEZZA LE EMISSIONI DA ANTENNE 5G.
Fig.2 Fonte Opengate

9. NEL 2014 LA COMMISSIONE UE HA FINANZIATO IL PROGETTO “GERONIMO” PER STUDIARE IN MANIERA INNOVATIVA LE RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE. IL PROGETTO E’ TERMINATO NEL 2018, MA NON HA ANCORA CONDOTTO STUDI SUI POTENZIALI DANNI DA TECNOLOGIA 5G.
10. I LIMITI ALLE ESPOSIZIONI IN VIGORE SONO INDIRIZZATI A PREVENIRE SOLO IL RISCALDAMENTI DEI TESSUTI.
11. CIRCA IL PRINCIPIO DI CAUTELA, VI SONO STATI MOLTI FALLIMENTI IN PASSATO.
12. LA COMMISSIONE SCIENTIFICA UE CHE AVEVA MANDATO DI VALUTARE I RISCHI DA ESPOSIZIONE 5G, (E CHE LI AVEVANO GIUDICATI INESISTENTI) AVEVA MEMBRI CON CONFLITTO DI INTERESSI. LA COMMISSIONE E’ STATA DESTITUITA. LA NUOVA COMMISSIONE, A DICEMBRE 2018, DICHIARAVA CHE RITIENE ALTI I RISCHI DI DANNI BIOLOGICI DA 5G.
13. APPELLO DI 245 SCIENZIATI: IL PROBLEMA NON E’ SOLO LA FREQUENZA CUI OPERA IL 5G (ONDE MILLIMETRICHE) , MA IL FATTO CHE USI UNA MODALITA’ PULSATA.
14. (2018) SCIENTIFIC COMMITTEE ON HEALTH, ENVIRONMENTAL AND EMERGING RISKS SCHEER STATEMENT ON EMERGING HEALTH AND ENVIRONMENTAL ISSUES. The lack of clear evidence to inform the development of exposure guidelines to 5G technology leaves open the possibility of unintended biological consequences.
Towards 5G communication systems: Are there health implications? (Elsevier gennaio 2018)
15. MENTRE FISICI ED INGEGNERI SI LIMITANO A DARE ASSICURAZIONI CIRCA IL FATTO CHE LE ONDE ELETTROMAGNETICHE NON PROCURANO RISCALDAMENTO; SCIENZIATI DI CULTURA MEDICA INDICANO CHE CI SONO ALTRI MECCANISMI CELLULARI DA INDIRIZZARE. NEL CASO DI ONDE MILLIMETRICHE ESISTONO GIA’ STUDI CHE TROVANO EFFETTI SUL SISTEMA IMMUNITARIO, SULLA PELLE, SUGLI OCCHI E RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI.
16. PLANETARY ELECTROMAGNETIC POLLUTION: IT IS TIME TO ASSESS ITS IMPACT
17. (1987) DANNI BIOLOGICI DA ONDE PULSATE: IN VITRO STUDIES OF MICROWAVE-INDUCED CATARACT. II. COMPARISON OF DAMAGE OBSERVED FOR CONTINUOUS WAVE AND PULSED MICROWAVES.
18. (2002)L’ANALISI DI PUBBLICAZIONI “PEER REVIEWED” RIVELA DANNI DEL DNA A CAUSA DI RADIAZIONI EM A BASSA INTENSITA’. NE DESCRIVE I PROCESSI CELLULARI (2002).
19. (2020) - GLI AMERICANI SI AFFIDANO A STUDI RUSSI: GIA’ DAL 1977 SI CONOSCEVANO I DANNI BIOLOGICI CAUSATI DA ONDE MILLIMETRICHE.
(20) PRECURSORI DI BRILLOUIN

All'inizio del 2002, la pubblicazione tecnica con base a New York, Microwave News ha pubblicato un articolo sui precursori di Brillouin. Il problema a quel tempo era rappresentato dalle radiazioni non ionizzanti provenienti dalla struttura radar PAVE PAWS a schiera graduale di Cape Cod, Massachusetts, USA. Un precursore di Brillouin è un impulso di radiazione molto veloce, che quando entra nel corpo umano, può generare una scarica di energia che può viaggiare molto più in profondità di quanto previsto dai modelli convenzionali. E se ne discuteva il possibile danno biologico.
In un'intervista di Microwave News il professor Kurt Oughstun (*), spiegava come i precursori di Brillouin siano generati da antenne radar a matrice graduale (ossia pulsata). Alla domanda "I precursori di Brillouin sono un fatto peculiare delle radiazioni radar?", Oughstun rispose: “No, per niente. Man mano che le velocità di trasmissione dei dati continueranno ad aumentare, i sistemi di comunicazione wireless potrebbero, in un certo momento, in un futuro non troppo lontano, avere le condizioni necessarie per produrre precursori di Brillouin nei tessuti viventi. "
L’intervistatore, in seguito, inviò un'e-mail a Oughstun chiedendo se esistesse la possibilità che i precursori di Brillouin fossero creati dalla tecnologia 5G. La sua risposta fu: “Probabilmente questa condizione non è ancora soddisfatta, ma è vicina. Una velocità dati di 10 Gbps (gigabit al secondo) o superiore sarebbe, tuttavia sufficiente per creare precursori di Brillouin, e sarebbe preoccupante."
Nel novembre 2018, GSMA, l'organizzazione industriale che rappresenta gli interessi degli operatori di telefonia mobile in tutto il mondo, pubblicò la sua posizione sullo spettro del 5G. Per citare, in parte da pagina 3: "Il 5G sarà definito in una serie di specifiche standardizzate che saranno concordate da organismi internazionali, in particolare il 3GPP e in definitiva dall'ITU nel 2020. L'ITU [International Telecommunications Union] ha delineato criteri specifici per IMT-2020 - comunemente considerati come 5G - che supporterà banda larga mobile potenziata: comprese velocità di download di picco di almeno 20 Gbps ... "
COME SI PENSA I PRECURSORI DI BRILLOUIN AGISCANO SUL CORPO UMANO
“Diverse singole antenne “PHASED ARRAY” irradiano impulsi in una sequenza temporale specificata. All'interno del raggio principale questi impulsi sono in genere separati da brevi intervalli. Gli impulsi possono sovrapporsi a vicenda in modo tale che possano produrre un cambio di fase estremamente rapido nel campo elettromagnetico. Cosa succede quando la fase cambia molto rapidamente? L'effetto più importante è che la radiazione non decade più in modo esponenziale e la maggior parte dell'energia RF viene assorbita in pochi centimetri quadrati di pelle umana. La nostra ricerca mostra che se un cambiamento di fase è sufficientemente rapido, a campo quasi statico, viene generato un precursore di Brillouin; quando esso viene generato, la radiazione penetra nel corpo umano. Questo tipo speciale di campo d'onda è stato descritto per la prima volta dal fisico francese Leon Brillouin in 1914. Abbiamo scoperto che gli impulsi che producono un precursore di Brillouin possono fornire una frazione significativa della loro energia in profondità nel tessuto, molto più degli impulsi di un radar convenzionale. Il campo generato dal precursore di Brillouin è totalmente diverso dalla radiazione RF / MW indirizzata in ANSI / IEEE. Nel suo articolo del 1994, il Dr. Richard Albanese ha descritto quattro potenziali meccanismi per danni biologici ai tessuti dovuti a un precursore di Brillouin. Questi sono: cambiamenti nella conformazione delle molecole; cambiamenti nei tassi di reazioni chimiche, effetti su membrane e danni termici. Secondo me, i più gravi possono essere gli effetti della membrana. Un singolo precursore di Brillouin può aprire piccoli canali attraverso la membrana cellulare perché, mentre passa attraverso essa, può indurre un cambiamento significativo nel potenziale elettrostatico
(*) Kurt Oughstun è professore di ingegneria elettrica e matematica all'Università del Vermont, Burlington. Ha svolto ampi lavori sulla propagazione di impulsi elettromagnetici estremamente brevi attraverso diversi tipi di materiali; ed è autore di oltre 50 articoli pubblicati, nonché del libro di testo “Propagazione di impulsi elettromagnetici nel dielettrico causale” (Berlino: Springer-Verlag , 1994)
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originalmente pubblicato in www.nelfuturo.com

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