giovedì 29 novembre 2012

RETI DI NUOVA GENERAZIONE : IL RUOLO DELLO STATO E DELLA P.A. LOCALE


RETI DI NUOVA GENERAZIONE : IL RUOLO DELLO STATO E DELLA P.A. LOCALE

 

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Le reti di nuova generazione, e, in generale, le reti a larga banda, sono la via maestra per consentire ad un Paese moderno di svilupparsi e competere nel mondo globale.  Il loro costo di costruzione  è impattato tra il 60% e l’80% dai costi di scavo, ma ci sono metodi moderni, ben collaudati, per ridurre questi costi drasticamente.

L’ANFoV ha prodotto un autorevole documento che analizza e propone soluzioni immediate. Però, per rendere queste soluzioni immediate, bisogna cambiare le norme, ed è indispensabile, allo scopo, la collaborazione delle autorità amministrative locali e del potere politico in generale.

 

E ciò è importante e urgente.

 

Il problema dell’economia italiana è rappresentato infatti, fondamentalmente, dalla scarsa efficienza produttiva; e questa scarsa efficienza non solo esiste a confronto di Cina e India; ma anche, e questo è più grave, a confronto di Francia e Germania.

 

In assenza di rapidi correttivi, per l’Italia non sussiste la possibilità di arrivare a quei progressi fondamentali che hanno portato tutti i paesi che hanno investito in infrastrutture per telecomunicazioni a veder comunque incrementato il loro PIL, anche in momenti di crisi economica. E a riuscire quindi ad emergere velocemente anche da questa crisi.

 

Il continuo aumento del traffico sulle reti, l’espansione del numero di utenti Internet, la crescente domanda di accesso a database multimediali e l’enorme costo dei capitali, rendono indispensabile far evolvere l’infrastruttura della rete di telecomunicazione utilizzando modelli “future proof”, in grado di consentire l’utilizzo delle tecnologie più avanzate salvaguardando gli investimenti già effettuati.

 

L’Italia purtroppo è ventiduesima nei paesi OECD per diffusione di larga banda e diciassettesima in Europa. Tutti i maggiori operatori che forniscono servizi di telecomunicazioni in Italia hanno già avviato i loro programmi per la realizzazione di reti NGN, ma questi programmi, al momento attuale, si concentrano soprattutto nel fornire servizi con accesso in fibra ottica, solamente nei centri abitati maggiori. Il più grande ostacolo all’estensione di questa rete è il costo.

 

E’ un dato di fatto che la costruzione di una rete FTTH (Fiber to the home) comporti costi estremamente elevati, se realizzati secondo metodologie tradizionali. Ossia posa dei cavi in fibra ottica con  scavi tipicamente di profondità un metro. Questa profondità è stata nel tempo normalizzata dai Servizi Civili dei Comuni e dall’ANAS, come ottimale per garantire la protezione dei sottoservizi. E questa normalizzazione è diventata una delle regole fondamentali per la posa di queste reti, sia in ambito urbano che rurale.

Lo scavo di un metro è però costoso; non solo: impone una opportuna cantierizzazione che, oltre ad essere pur’essa costosa per garantire la sicurezza, causa ovvi e conosciuti disagi al traffico e all’ambiente.

 

Oggi esistono però nuove tecniche che superano molti di questi problemi.

Queste tecniche sono, ad esempio, quelle relative a minicavi ottici. Il loro ridottissimo diametro e peso ne permette la posa in tubazioni molto piccole, con tecniche innovative come il soffiaggio con aria. Gli stessi cavi possono essere anche utilizzati per la posa aerea, o fascettati a fune su pareti di edifici.

 

I vantaggi sono enormi, e vanno dalla sensibile riduzione di costi al minimo impatto ambientale. La riduzione di CO2, usando queste tecniche, può arrivare all’80-98%.

 

Ma vi sono altre tecniche, oltre a quelle dei minicavi, che apportano benefici economici e ambientali; e queste sono, ad esempio,  quelle di “scavo orizzontale” con l’ausilio del georadar, le tecniche aeree e quelle in reticoli idrici.

 

Ebbene, perché queste tecniche non vengono utilizzate in maniera estesa ?

Il problema è rappresentato dal Quadro Normativo non più adeguato al nuovo scenario, che interferisce e, spesso, blocca l’uso di tecnologie più moderne.

 

ANFoV ha prodotto un importante documento sul tema. L’aspetto più rilevante è che questo documento è stato realizzato dalle maggiori aziende che hanno portato la fibra, la Rete, nei nostri edifici, nelle nostre case.

In questo documento sono confluite l’esperienza e la professionalità di operatori e costruttori come BT Enia, Colt Telecom, Fastweb, Iatt, Sirti, Telecom Italia, Valtellina. Tutte aziende socie di ANFoV, tutte aziende che hanno collaborato per mesi ad un tavolo rigorosamente tecnico per definire lo status-quo in Italia e nel mondo, elencare e definire le tecnologie più importanti e le normative da modificare.

 

 

Corredo imprescindibile agli aspetti tecnologici è infatti l’adeguamento normativo necessario a facilitare l’impiego di queste moderne tecnologie e semplificare, nel rispetto della qualità e della sicurezza, sia la relazione tra le PA locali e gli operatori, che tra questi ultimi e gli amministratori degli edifici. Al fine di permettere, tramite una chiarezza delle regole, la fluidificazione delle attività di stesura della rete e la riduzione dei costi.

 

E, come scrivevo sopra, questo adeguamento normativo è urgente per permettere al sistema Italia di diventare competitivo. E’ infatti incontestabile che l’Italia si colloca stabilmente agli ultimi posti delle classifiche che confrontano i livelli di penetrazione e di efficacia dei servizi pubblici su web nei paesi occidentali e, più in generale, per l’apporto che l’ICT fornisce al miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

Una delle ragioni che contribuiscono a questo risultato è la difficoltà, condivisa dai diversi governi che si sono succeduti in questi anni, di costruire politiche di sviluppo della tecnologia e delle infrastrutture di rete coerenti con l’evoluzione della domanda di servizi pubblici su web.

 

D’altra parte, i mutamenti negli assetti istituzionali e il decentramento delle competenze e delle responsabilità che hanno investito le P.A., a partire dagli inizi degli anni ’90, hanno attribuito ai Comuni alti livelli di responsabilità nei processi di sviluppo dei territori, ma non hanno fatto emergere alcuna autentica sfida idonea ad ottenere un’autotrasformazione della strategia normativa, capace di accompagnare il processo di modernizzazione, semplificazione ed economicizzazione indotto dall’industria delle telecomunicazioni e più in generale dall’ICT.

 

Le tecniche e le procedure per l’installazione di reti di nuova generazione che oggigiorno evocano uno scenario di vantaggi di cui tutti – cittadini, enti pubblici e imprese – potrebbero approfittare, abbisognano di una trasformazione del quadro normativo vigente per adeguarlo concretamente alle esigenze di sviluppo sopra ricordate.

 

Nella legge 112/2008 ed in quella più recente – la 69/2009, rilasciata dal parlamento il 26 maggio scorso - si colgono principi informatori di carattere generale che vanno nella direzione anzidetta.

Ma occorre che tali provvedimenti siano accompagnati da iniziative innovative di natura normativa da parte di chi, nello scenario di sviluppo sopra ricordato, è chiamato ad assumere un ruolo cruciale.

 

Ed infatti è proprio la P.A., in modo particolare quella periferica o altrimenti detta “locale”, che dove porsi come elemento induttore delle strategie di implementazione della banda larga, non soltanto al fine di portare sul web molti più servizi e renderli fruibili ai propri cittadini ed alle aziende operanti sul proprio territorio con velocità ed efficacia adeguate (non è alieno a tale strategia l’obiettivo di produrre in tal modo una attrattiva per l’insediamento sul proprio territorio di ulteriori realtà economiche e produttive), ma diventare essa stessa fornitrice di un’ampia e integrata rete di servizi, al passo coi tempi e con le necessità di modernizzazione e di sviluppo di tutto il territorio nazionale.

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